Parco Faunistico Spormaggiore

L’Orso

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Orso -Parco faunistico spormaggiore - Belpark
Nome SCIENTIFICO
Ursus arctos
Longevità
20-30 anni
Dimensioni
130-250 cm,
50-300 kg
habitat
Zone boschive inviolate e fitte
DietA
Onnivoro: bacche, frutti, radici, germogli, miele formiche, larve di insetti, animali acquatici, uccelli, uova, carogne, talvolta Ungulati, cinghiali e animali domestici
Aspetto
Gli orsi bruni hanno folti mantelli di colore biondo, bruno, nero, o formati da un misto di questi colori. I peli di guardia esterni dell’orso bruno hanno spesso la punta bianca o argentata, dando a questi animali un aspetto “brizzolato” (in inglese “grizzled”, da cui deriva il termine “grizzly”). Gli orsi bruni sono plantigradi e possono stare ritti sulle zampe posteriori per periodi di tempo abbastanza lunghi.
Gli orsi bruni hanno una grossa gobba di muscolo sulle spalle che li distingue dalle altre specie. Gli arti anteriori terminano con zampe munite di artigli lunghi fino a 15 cm che vengono utilizzati soprattutto per scavare. Gli artigli dell’orso bruno non sono retrattili e hanno punte relativamente smussate. La testa è larga e arrotondata con un profilo facciale concavo, caratteristica che viene usata per distinguerlo da altri orsi.
Biologia
Gli orsi bruni, nonostante le loro dimensioni, possono essere veloci corridori e sono capaci di raggiungere velocità fino a 56 km/h. L’orso bruno è un animale prevalentemente notturno e solitario, sebbene nei luoghi dove c’è una maggiore disponibilità di cibo possano riunirsi molti esemplari, i quali formano delle gerarchie sociali in base all’età e alle dimensioni. Durante l’inverno, cade in ibernazione: per tale motivo, durante l’estate, immagazzina più di 180 kg di grasso che gli servono per sopperire al cibo che non può procurarsi mentre è in stato di torpore. Sebbene non vadano completamente in letargo e possano svegliarsi facilmente, nei mesi invernali entrambi i sessi preferiscono ripararsi in un luogo protetto, come una grotta, un crepaccio o un grande tronco cavo.
Alimentazione
Questi animali sono onnivori e si nutrono di una vasta gamma di prodotti vegetali, come bacche, radici, germogli e funghi, e di animali, quali pesci, insetti e piccoli mammiferi. Nonostante la loro reputazione, la maggior parte degli orsi bruni non è particolarmente carnivora e fino al 70% della loro alimentazione è composta da materia vegetale. La struttura delle mascelle si è evoluta per adattarsi a queste abitudini alimentari. Nonostante ciò, questi animali possiedono i denti canini robusti e affilati tipici dei predatori veri e propri.
La loro dieta varia enormemente a seconda dell’areale. Gli orsi bruni predano occasionalmente anche cervi, alci, caribù e bisonti. Quando attaccano questi animali, gli orsi bruni tendono a scegliere gli esemplari più giovani, dal momento che sono più facili da catturare. Quando caccia, l’orso bruno usa i suoi canini affilati per mordere al collo la sua preda. Si nutrono anche di carogne e sfruttano le proprie dimensioni per intimidire altri predatori, come lupi, puma, orsi più piccoli e tigri, e per allontanarli dalle loro prede. Gli orsi bruni sono molto forti, perfino se considerati sotto diversi aspetti: un grosso esemplare può spezzare il collo o la spina dorsale di un bisonte adulto con una singola zampata.
Riproduzione
La stagione degli amori va dalla fine di maggio agli inizi di luglio. Essendo periodicamente monogami, gli orsi bruni rimangono con lo stesso partner per un periodo che varia da pochi giorni fino a un paio di settimane. Le femmine diventano sessualmente mature a un’età compresa tra i 5 e i 7 anni, mentre i maschi si accoppiano solitamente solo dopo qualche altro anno in più, quando sono abbastanza grossi e robusti da competere con successo con gli altri maschi per i diritti all’accoppiamento. Durante il letargo invernale i cuccioli nascono dopo un periodo di otto settimane, mentre la madre sta dormendo. Se la madre non ha accumulato abbastanza grasso per sopravvivere nel corso dell’inverno, l’embrione non si impianta e viene riassorbito dal corpo. Una cucciolata è composta da uno a quattro piccoli (solitamente due) sebbene si siano verificati casi di orse con cinque cuccioli. Non è insolito per le femmine anche adottare piccoli altrui. Le dimensioni di una cucciolata dipendono da un certo numero di fattori, come l’età della madre, la distribuzione geografica e la disponibilità di cibo. Le femmine più vecchie tendono a mettere alla luce cucciolate più numerose.
I piccoli alla nascita sono ciechi, privi di denti e glabri e pesano meno di 0,4 kg. Si nutrono del latte materno fino a primavera o fino agli inizi dell’estate, a seconda delle condizioni climatiche. I cuccioli, che in questo periodo pesano tra i 6 e i 9 chilogrammi, sono abbastanza sviluppati da seguire la madre e iniziare a nutrirsi di cibo solido. Rimangono con lei per un periodo che va dai due ai quattro anni, durante il quale apprendono varie tecniche di sopravvivenza: imparano quali sono i cibi che hanno valori nutrizionali più alti e dove trovarli, come cacciare, come pescare, come difendersi e dove andare in letargo. Gli orsetti imparano seguendo e imitando le azioni della madre durante il periodo con cui rimangono con lei.
Comportamento

Vulpes vulpes è una specie monogama, che tendenzialmente vive in coppiacon i piccoli; è però possibile incontrare esemplari solitari, spesso maschi, o gruppi di 4-6 adulti con i cuccioli. In questi branchi, composti da più femmine imparentate e un maschio,l’allattamento avviene in forma comunitaria, una strategia che garantisce ai cuccioli di sopravvivere anche in seguito all’eventuale morte della madre; tra le femmine dei branchi, inoltre,si osserva una gerarchia riproduttiva, che limita la capacità riproduttiva alla femmina di rango superiore nella scala gerarchica.I maschi marchiano il territorio sistematicamente e comunica con i conspecifici mediante segnali sonori, visivi, tattili e soprattutto olfattivi: i segnali odorosi, costituiti da urina e dalla secrezionedelle ghiandole disposte lungo il corpo, mediano informazioni relative al rango gerarchico o allo stato riproduttivo e di salute degli individui.Le ghiandole odorifere presenti tra i polpastrelli delle dita lasciano sul terreno delle tracce odorose, che informano i conspecifici sugli spostamenti e facilitano l’orientamento nella notte.I membri delle famiglie comunicano anche sfruttando il linguaggio del corpo e vocalizzazioni differenti, che variano in base al contesto in cui sono utilizzate. Le volpi sono animalimoltoterritoriali e difendono il loro territorio in coppia durante l’inverno e da sole durante l’estate, dando vita a dure competizioni con gli altri esemplari; proprio questi meccanismi competitivi evitano il sovrappopolamento in questa specie, per la quale l’unico fattore limitante sarebbe altrimenti la disponibilità di cibo. La volpe ha infatti un solo nemico, oltre all’uomo: il tasso, che talvolta preda i suoi cuccioli.

Rapporti con l’uomo
Gli orsi vengono attratti dalle fonti di cibo create dall’uomo, come le discariche di rifiuti, i bidoni della spazzatura, i cassonetti e gli apiari (contrariamente alla comune credenza non sono attratti tanto dal miele quanto dalle larve di ape), e si avventurano in cerca di cibo nelle abitazioni umane o nelle stalle, se queste sono situate nei pressi del loro habitat.
Negli U.S.A., gli orsi talvolta uccidono e divorano animali da fattoria. Quando gli orsi cominciano ad associare le attività umane con una “fonte di cibo” si fanno più coraggiosi. È allora che crescono le probabilità di incontri con l’uomo e, sebbene allontanati, questi animali possono di nuovo farsi vivi nello stesso luogo. Il detto “un orso nutrito è un orso morto” è entrato nell’uso quotidiano per diffondere l’idea che permettere agli orsi di rovistare tra i rifiuti umani, così come nei bidoni dell’immondizia e negli zaini dei campeggiatori, nei mangimi per animali e in altre fonti di cibo che portano l’orso a un contatto con l’uomo, può causare la morte all’orso stesso. In Europa, i problemi sono perlopiù legati alla pastorizia: nel corso degli ultimi due secoli, molti allevatori di pecore e capre hanno gradualmente abbandonato la pratica più tradizionale di utilizzare cani da pastore per la guardia ai loro animali, che nel frattempo sono diventati più numerosi. Generalmente i pastori seguono le mandrie al pascolo attraverso notevoli estensioni di terreno. Dal momento che gli orsi ritengono queste greggi appartenenti al proprio territorio, si sentono in diritto di nutrirsi di bestiame. D’altro canto, alcuni pastori si sentono legittimati a sparare agli orsi per salvaguardare il proprio bestiame.
Minacce per la sopravvivenza
L’orso bruno è un animale la cui presenza può entrare in conflitto con l’uomo e con le sue attività economiche: ciò accade soprattutto nelle regioni densamente popolate e dove gli ambienti scelti da questo animale vanno a sovrapporsi con le aree utilizzate per l’allevamento, l’agricoltura e l’apicoltura poiché, essendo un opportunista a livello alimentare, trova comodo utilizzare queste risorse alternative di cibo.
L’orso bruno non è da considerarsi un animale aggressivo e pericoloso poiché ha solitamente un comportamento schivo e tende a evitare il più possibile gli incontri con l’uomo. Tuttavia, può capitare che alcuni esemplari di orso prendano confidenza con l’uomo e le sue attività antropiche diventando “confidenti”. Anche in questo caso, non sono da considerarsi pericolosi in quanto generalmente non sviluppano comportamenti aggressivi.
I casi di aggressione accertati sono sempre descritti come situazioni limite e spesso sono stati causati dall’uomo con l’avvicinamento ad animali feriti o intrappolati, a femmine accompagnate da piccoli, oppure disturbando orsi presso i siti di svernamento o di alimentazione, in circostanze, cioè, in cui l’orso vede nell’uomo un pericolo o un competitore all’accesso a una fonte di cibo. Generalmente il comportamento scelto in caso di incontro accidentale con l’uomo è la fuga.